Appena una settimana fa I Pennelli di Vermeer hanno presentato al Pompeilab il loro nuovo album La Primavera dei Sordi prodotto dall'etichetta napoletana "LA Canzonetta". LA Band è formata da: Pasquale Sorrentino (voce e chitarra acustica), Giovanni Santoro (basso), Raffaele Polimeno (tastiere), Pasquale Palomba (chitarra elettrica), Marco Sorrentino (batteria e voce). Oggi la nostra rubrica prono l'intervista escusiva fatta a Marco Sorrentino ( nella foto).
Cominciamo a parlare della tua passione per la musica e per la batteria, come mai hai scelto proprio questo strumento?
La scelta dello strumento è nata perché mio fratello già aveva un gruppo, io e mio fratello abbiamo otto anni di differenza, lui ha cominciato a suonare nella prima adolescenza insomma 13-14 anni, io ero piccolino andavo alla scuola elementare e loro provavano a casa mia avendo la casa grande e il batterista lasciava la batteria là sempre.Allora io così per pure caso per gioco mi dissi “mo scendo vedo un pò che si dice che cosa riesco a fare” e mi metto dietro la batteria e comincio a suonare. Mi ricordo che il giorno che feci questo scese mio fratello da sopra, era estate, con le pantofole e mi disse: “complimenti già sai fare queste cose” prese la chitarra e cominciammo a suonare. Quindi già entro questo feeling in gioco. Poi lui ha avuto le sue storie , le sue esperienze musicali, io le mie fin quando a un certo punto con una certa maturità abbiamo deciso di formare i Pdv. Ora la cosa sta andando bene sperando che continui. Io ho avuto questa passione per la batteria, mia madre mi disse di andare a studiare da un professore perché la musica va fatta seriamente e sono stato fortunato in questo perchè non sempre i genitori ti vengono in contro e quindi ho cominciato a studiare all’età di 11 anni tuttora studio ne ho 25 quasi
La musica che ascolti?
La musica che ascolto spazia tanto va dal cantautoriale italiano perché comunque la musica dei Pdv è musica italiana e per motivi professionali sento il dovere di ascoltare musica italiana, qualsiasi ma soprattutto cantautoriale italiani, quindi grandi artisti come De Andrè, Gaber, Concato, De Gregori, però io sono particolarmente appassionato del rock nord-americano e britannico quindi il grande rock anni ’60 70 gli anni del rock che tutti conoscono , quella musica che subito ti prende dal momento in cui inizi a suonare
Secondo te esiste una differenza tra la “buona” musica e la musica “commerciale”?
Esiste la differenza tra musica commerciale e non indubbiamente anche se secondo me va considerata tutta la musica, perché comunque io ho imparato tanto anche dalla musica diciamo anche tra virgolette commerciale però è un termine usato per distinguere quella musica che è di massa, che vende, da quella musica che vende poco perché è più di nicchia, la nostra musica non vende sicuramente tanto ed entra appunto nella categoria della musica non commerciale anche se abbiamo fatto con l’album “La primavera dei sordi” un passo in avanti con l’elettronica, con qualche suono che tende allo sperimentale. E questo a dire il vero, forse, lo abbiamo preso dalla musica commerciale ma è un qualcosa che ci aiuta e che ci stimola anche a creare qualcosa di innovativo e di moderno perché siamo nel 2008. Noi facciamo rock progressivo e non possono soltanto aver a che fare con la memoria di una musica che è nata e che è morta negli anni ’70, ma il rock prog è da portare avanti e da innovare perché siamo un gruppo comunque moderno e questo te lo dico perché comunque è importante anche la musica commerciale. Cioè la musica commerciale ha delle cose che vanno comunque prese in considerazione.
Quindi anche nella musica commerciale c’è qualcosa di buono?
Si certamente, perché guarda a volte quello che preme agli artisti è la semplicità e la semplicità la si trova soprattutto nella musica commerciale.
Sono ormai due anni che state lavorando con la casa discografica. Com’è il rapporto con l’etichetta, ha delle influenze su quello che il gruppo deve fare e su come lo deve fare?
La nostra casa discografica è “La Canzonetta” di Napoli. Devo dire la verità il nostro manager, produttore Claudio de Cristofaro, ci dà molta libertà da questo punto di vista, siamo fortunati anche in questo. Logicamente è un discorso che va affrontato con una collaborazione forte, noi presentiamo dei pezzi e poi valutiamo insieme, il manager fa parte del gruppo, quindi casomai lui dice cosa può andare o no secondo lui ma non è che se lo dice lui siamo tutti d’accordo,comunque si valuta è un discorso di gruppo. E inoltre ci si confronta anche con una persona esterna, che da fuori sente il pezzo ed entra anche nel ruolo dell’ascoltatore medio che è fondamentale soprattutto da un punto di vista commerciale-strategico.
Ora cominciamo a parlare meglio di questi PdV. Com’è nato questo progetto, qual è è stata la scintilla che ha fatto nascere questa cosa?
La scintilla è stata un viaggio a Capo Nord fatto da mio fratello e il bassista Giovanni Santoro, che tra l’altro era già un mio amico e suonava nel gruppo precedente ai PdV, un mio gruppo blues. Fecero questo viaggio, mio fratello fece ascoltare delle sue canzoni chitarra e voce a Giovanni, a lui la cosa piacque e disse di riflettere su ciò che si poteva fare al ritorno dalla vacanza. Il batterista c’è, il chitarrista Pasquale Palomba, un amico di Giovanni che aveva anche collaborato con ma prima e mio fratello. E così formammo i PdV, Pasquale Sorrentino chitarra acustica e voce, io voce e batteria, Giovanni Santoro basso, Pasquale Palomba chitarra elettrica, abbiamo fatto forse un concerto così, fin quando ci siamo resi conto che mancava qualcosa c’era bisogno di un o strumento di riempimento, qualcosa che poi non è soltanto di riempimento per fortuna, e decidemmo di chiamare Raffaele Polimero alle tastiere, che aveva suonato con mio fratello. Questa cosa è nata come tante cose un po’ per divertimento, poi abbiamo fatto questa prima demo di 12 brani “Mod. Barocco, Fragile, Maneggiare con cura. Grazie!” e l’abbiamo portata avanti, messa su internet, abbiamo viaggiato per tanto tempo portandola nei locali fino a che è arrivata la prima produzione ufficiale che è stata “Trame d’annata” è un EP di cinque brani più un video “La pipa operaia”.
Tu hai detto che fate rock prog, ma quando si ascoltano i vostri cd ci si accorge che sono ricchi di contaminazioni, vi piace mescolare i vari generi?
In realtà rock prog è un’etichetta che ci sta particolarmente stretta, ce l’hanno data più quelli che ci ascoltano, perché quando noi portavamo “Mod. Barocco” in giro qualcuno diceva che somigliavamo alla PFM o a Franco Battiato o anche alle Orme, tutti gruppi del rock prog anni’70 e allora a un certo punto ci siamo detti che facevamo rock prog, ma è stata buttata proprio là così. “Mod. Barocco” effettivamente è rock prog, già con “Trame d’annata“ abbiamo inserito qualcosa sulla sperimentazione elettronica in brani come “Sulla mia scrivania” e “Aldilàdellaldilà” che però mantiene comunque una struttura progressive con cambiamenti di ritmi, tecnicismi e virtuosismi che forse a un certo punto stancano pure e che io non apprezzo più di tanto ad essere sincero, con “La primavera dei sordi” abbiamo deciso di dare una netta svolta, volevamo togliere questa maschera del rock prog, a noi non interessa fare rock prog, se per gli altri è rock prog a noi va bene, è una definizione che va messa lì per dare un’impronta. Ma che poi andiamo sul folk, sul pop, non è un problema, la cosa importante è che siano album sinceri, che la musica arrivi alla gente.
Ora passiamo a una domanda che penso vi abbiano fatto tutti, ma che forse non ha nemmeno un risposta precisa, forse è uno di quegli incontri casuali della vita. Come mai questo nome?
Si la cosa fu assolutamente casuale, e in più io non c’ero quando fu scelto il nome, io ero in viaggio in Africa avevo 19 anni, tornai a casa e mi fu detto che ci chiamavamo PdV. Diciamo che mio fratello è un appassionato di pittura, apprezza molto Vermeer.
Avete partecipato a molti Festival ricevendo anche premi importanti parlacene un po’
Si abbiamo ricevuto importanti premi, noi abbiamo partecipato e vinto prima del contratto, questa è una cosa che ci tengo a dirla, ai festival più importanti a livello nazionale. Abbiamo fatto le fasi finali, dell’”Arezzo Wave”, e abbiamo partecipato alla “Arezzo Wave Compilation” dove ci sono artisti famosi come Skin, Marlene Kuntz, di “Rock Targato Italia”, abbiamo vinto il festival “Giovani Suoni” che è il più importante del sud, abbiamo partecipato purtroppo senza vincere a “Spazio Giovani”. Veramente abbiamo fatto grandi cose da soli senza l’aiuto di nessuno e questa penso sia stata proprio la chiave che ha spinto il produttore a scoprirci, penso che lui si sarà chiesto come avranno fatto cinque giovani a vincere questi festival da soli, semplicemente con il sacrificio di questi ragazzi che si volevano impegnare.
Sui testi che scrive tuo fratello Pasquale vi confrontate o è lui che li scrive e poi vanno avanti così?
Ci confrontiamo, anche perchè il sound dei PdV viene dai PdV, tutti e cinque tirano fuori la musica, mio fratello porta il testo con accordi base e cerchiamo con il testo e la nostra tecnica e creatività di tirare fuori i brani, quindi c’è il confronto, se non ci fosse non verrebbe fuori la musica.
Nel brano “Il circo d’Italia” di “Mod. Barocco” c’è una sorta di contestazione sociale, questa cosa vi contraddistingue nello scrivere canzoni?
Indubbiamente mira a criticare questo brano e penso lo si capisca dalle continue metafore nel testo su questo circo d’Italia, dice tutto la parte “è un mostro che guarda con l’occhio di destra”. In realtà queste cose te le dovrebbe dire mio fratello che scrive i testi però non c’è prettamente questa voglia di critica politica alla società. Noi nell’ultimo album abbiamo fatto “Manifesto 70x100” per tornare al tema politico, che è una sorta di parodia contro la classe dirigente locale, perché invece di organizzare le cose non fa altro che prendere i soldi per poi stampare un gran bel manifesto, te lo piazzo davanti ma poi di pratico non si vede niente. Ma nascono più che altro così, anche se è buono ogni tanto esprimere un’opinione anche politica, non possiamo rimanere estranei alla politica.
Parliamo ora dell’ultimo album “La primavera dei sordi”
10 brani con inserti elettronici e con tante collaborazioni, infatti il progetto PdV è assolutamente aperto, ora non ricordo il numero preciso di musicisti che hanno collaborato a questo album, ma forse più di dieci, con tre collaborazioni fondamentali: Lino Vairetti, cantante degli “Osanna”, Sergio “Serio” dei Bisca, cantante e sassofonista del gruppo storico dei 99Posse, ed Ercole Longobardi, musicista dei “Polino” che ci ha aiutato per quanto riguarda la sperimentazione elettronica. E poi Stefania Aprea cantante molto dotata che ha cantato due brani “Luce” e “Nel giardino di Belzebù”
Voi avete cominciato con i live nei locali e poi immagino aprendo i concerti ad altri artisti giusto?
Diciamo che da quando usufruiamo di questa produzione abbiamo aperto importanti concerti. Prima della produzione abbiamo aperto all’artista forse più conosciuto a livello nazionale, Franco Battiato, a Marina di Camerata al meeting del mare che ha un’organizzazione spaventosa, abbiamo suonato pensa davanti a 10000 spettatori. Poi dopo il contratto con la casa discografica abbiamo firmato un contratto con l’agenzia Arealive di Napoli e abbiamo aperto concerti agli “Almamegretta”, “24 Grana” quelli che già collaborano con l’agenzia.
Prima dei concerti avete qualche rito scaramantico che fate tutti insieme o anche tu da solo?
No. Io prima di un concerto mi riscaldo e canticchio qualcosa, riscaldo la voce e canticchio cose senza senso, solo qualcosa per caricarmi e poi andare sul palco.
La vostra aspettativa futura immagino sia quella di crescere sempre di più da cosa dipende la vostra crescita?
Questo dipende in parte da noi in parte dagli ascolti. E’ importante che la musica dei PdV arriva a tante persone però non è facile perché la tv e la radio importante vogliono i soldi, quindi è una questione di investimenti. Un’etichetta indipendente come la nostra è un buon trampolino di lancio ma poi c’è bisogno del contatto con la major che ti lancia definitivamente, pensa che per una buona produzione ci vogliono 300.000 euro, noi abbiamo speso molto di meno, proprio poco.Dobbiamo fare il meglio per arrivare alla gente soprattutto con i live.
E’ stato un piacere fare questa intervista e aver potuto parlare finalmente di una realtà campana, ti ringrazio e vi auguro di diventare una realtà nazionale e perché no anche internazionale
Magari magari, speriamo bene noi ce le metteremo tutta, e che Dio ci benedica, alla Zucchero proprio.
A cura di Domenico Grimaldi e Roberto Vangone