INTRODUZIONE
In assoluto uno dei maggiori pittori spagnoli di tutti i tempi. Nel corso di una vita intensa e travagliata, i cui ultimi decenni furono dolorosamente segnati da una malattia che lo rese completamente sordo,l’artista aragonese ha conosciuto sia la fama e gli sfarzi della vita di corte sia ,successivamente, l’amarezza di un esilio quasi forzato. Goya infatti nonostante la diretta dipendenza dal RE , sa conquistarsi un’ autonomia d’azione assoluta; molto vicino al pensiero illuminista, maturerà una forte avversione verso l’ottusa politica del sovrano, ma riuscirà comunque a rimanere indenne. Dal punto di vista artistico con l'utilizzo, artisticamente sapiente dei bianchi e dei neri, Francisco Goya riesce ad ottenere effetti estetici e psicologici unici, esprimendo, con grande fantasia, la sua ribellione contro ogni forma di oppressione e superstizione.
LA VITA
Francisco Goya, nasce il 30 Marzo 1746 a Fuendetodos, un piccolo paese vicino a Saragozza.
Con la sua numerosa famiglia (Francisco è quarto di sei fratelli), si trasferisce nel 1759 a Saragozza, perchè il padre, maestro doratore, spera di migliorare le loro condizioni economiche.
Francisco Goya riceve un'istruzione sommaria, ma dall'età di quattordici anni, viene preso come apprendista nello studio del pittore José Luzán y Martínez, dove studia la tecnica del disegno.
Nel 1763 Francisco Goya si trasferisce a Madrid, con il sogno di essere ammesso all'Accademia delle Belle Arti di San Fernando che assegna una borsa di studio. Nel 1769 parte per l’Italia e si stabilisce a Roma, dove dipinge con i pittori romani di via Condotti e piazza di Spagna. Il pittore, che a quel tempo era in linea con il gusto rococò, stava sviluppando una particolare attenzione per i contrasti cromatici. Tornato in patria Francisco Goya gli vengono commissionati alcuni affreschi per la basilica del Pilar. La fama di Francisco Goya, costretto a barcamenarsi fra gli obblighi da cortigiano e le sue legittime aspirazioni artistiche, cresce lentamente, ma finalmente, nel 1780, viene accolto "de mérito", come membro della Reale Accademia di San Fernando di Madrid. Mentre si trova in Andalusia, Goya si ammala gravemente e solo alla fine del 1793 Goya sarà in grado di tornare a Madrid, sordo e duramente provato da un attacco di paralisi. Il suo stile cambia poco a poco, abbandona l'uso dei colori freschi per gli effetti monocromatici, usando una pennellata più aspra ed incisiva. Nel 1824 parte per la Francia e si stabilisce a Bordeaux dove muore il 16 Aprile del 1828.
FUCILAZIONE DEL 3 MAGGIO 1808

In questo grandioso dipinto Goya porta il dramma di una rivolta antinapoleonica,vissuta in prima persona. A destra di spalle è rappresentato il plotone d’esecuzione, gli alti colbacchi neri e i pesanti pastrani delle divise cancellano nei soldati ogni parvenza umana. A sinistra vi sono i partigiani scompostamente ammassati gli uni agli altri, essi sono rappresentati con un realismo carico di drammaticità .Il patriota con la camicia bianca leva le braccia al cielo in un gesto di disperazione, di rabbia e di paura. Ciò è evidente anche nei compagni che gli si stringono attorno : c’è chi si copre il volto con le mani, chi stringe i pugni per farsi coraggio, c’è chi si morde le mani , chi implora, chi guarda il plotone con gli occhi sbarrati. In tutti c’è la paura della morte. In basso, come fossero stracci sudici, si accalcano i cadaveri di coloro che sono già stati fucilati. Questo dipinto rappresenta ,quindi, una drastica rottura con quella che era la pittura neoclassica, la pittura in cui solo i mondo classico e i personaggi mitologici avevano dignità e quindi potevano essere rappresentati. Ma soprattutto sarà un’ anticipatrice delle tematiche impressioniste.
A cura di Serena Staiano
INTRODUZIONE
Grande disegnatore, Schiele ha rivolto gran parte della sua attenzione alla figura umana e alle sue mille espressioni. In particolare i suoi nudi venivano rappresentati in tutta la loro provocazione, ma in maniera più profonda Schiele scava nell’animo dei suoi personaggi dove, in maniera autobiografica, proietta le sue stesse paure e tormenti. Nei suoi disegni non c’è volontà estetica o decorativa, ne tanto meno pudore o vergogna per ciò che rappresentano, ma anzi il suo è un tratto netto e deciso senza tentennamenti ne indecisioni. Schiele morì molto giovane ma le sue opere ancora oggi ci sconvolgono, ci indignano e ci commuovono.
LA VITA
Nato a Tulln nel 1890 Schiele compie i primi studi nella sua città natale. La sua infanzia viene presto offuscata dal progredire della malattia mentale del padre e dalla sua precoce morte, esperienza traumatica che segnerà profondamente tutta la sua pittura, dandogli un'immagine del mondo tetra e malinconica. A sedici anni viene accettato all’accademia di Vienna;conosce Klimt che lo incoraggia e influenza le prime opere. Grande rappresentante dell'espressionismo austriaco ed uno dei più brillanti disegnatori di tutti i tempi, Egon Schiele spinse fino a livelli drammatici l'erotismo moderato di Klimt, tanto che con Schiele, per la prima volta, entrò nella pittura la crudezza del sesso, fatta di nudi estremamente magri e sfiniti. Con alcuni amici fonda il gruppo “NUOVA ARTE” di cui è eletto presidente- i suoi disegni erotici suscitano scandalo,tanto che è arrestato e processato. Nel 1915viene arruolato e destinato alla guarnigione di Praga; il 17 giugno sposa Edith Harm, che da nuovo vigore alla sua vena poetica. Nel è a Vienna e nel 1918 partecipa alla mostra della Secessione viennese. Nell'autunno dello stesso anno la moglie, in stato di gravidanza, morì di febbre spagnola; tre giorni dopo, il 31 ottobre 1918, contagiato dalla stessa malattia, Egon Schiele si spense, a Vienna, a soli 28 anni.
L’ABBRACCIO
L’opera rappresenta due amanti che si stringono ,nudi, in un abbraccio che è più di disperazione che di amore. I muscoli tesi del braccio sinistro dell’uomo e la mano destra della donna ci esprimo una sensazione di dolore che prelude un addio straziante. I due corpi sono realizzati con un tratto estremamente marcato e nervoso, appoggiati su un lenzuolo tutto spiegazzato, quasi come fosse un campo di battaglia, stretti in un abbraccio che vorrebbe unire le loro anime.
Mostre in bacheca
Questa opera potrà essere ammirata in tutta la sua bellezza a Como a Villa Olmo fino al 20 di luglio assieme a tante altre opere della secessione viennese e non solo.
INTRODUZIONE:
L’estrema “crudezza” della guerra e tutto ciò che ne consegue sono temi che gli artisti di quei periodi non possono fare a meno di trattare. Dix fu estremamente critico nei confronti della società tedesca del tempo e le sue opere ne espressero gli aspetti più squallidi. Come modelli usò spesso immagini reali di soldati sfigurati, raffigurando corpi squartati e decomposti in trincee e in campi di battaglia, servendosi di un realismo crudo e tragicamente impietoso per lanciare un violento atto d’accusa antimilitarista. L’esperienza della guerra scioccò profondamente Dix, trasformandolo in un convinto pacifista.
LA VITA
OTTO DIX nasce nel 1892 a Untermhaus presso Gera da una famiglia proletaria. Studia alla scuola di arti decorative di Desdra. Si arruola volontario nella prima guerra mondiale combattendo nella campagna delle Fiandre, in Francia, in Polonia e in Russia. Le atroci esperienze sul fronte lasceranno tracce indelebili nella sua vita e lo renderanno particolarmente sensibile alle ingiustizie e all'ipocrisia della società borghese del dopoguerra.La guerra ,quindi, diventa uno dei temi principali del suo lavoro come bisogno di rappresentare la sofferenza in quanto tragica ed estrema esperienza umana esprimendo i suoi sentimenti di orrore in una serie di dipinti e disegni.
Tra il 1922 e il 1925 è a Düsseldorf dove frequenta il Circolo di Johanna Ey. Si avvicina al movimento Dada, ma preferisce rimanere all’interno dell‘espressionismo tedesco. Con Grosz ed altri artisti da vita al movimento NUOVA OGGETTIVITA’.
Nel 1927 è professore all'Accademia di Dresda e membro dell'Accademia Prussiana.
Nel 1933-37: il Nazismo è al potere. Dix viene rimosso dalle cariche pubbliche e, nel 1934,le sue opere sono considerate “arte degenerata”: gli viene vietato di esporre e 260 sue opere sono sequestrate dalle collezioni pubbliche.
Nel 1936 si ritira sul lago di Costanza,dove si dedica ai paesaggi e ai temi religiosi.
Nel 1955 è nominato membro ufficiale dell'Akademie der Künste di Berlino Est.
Nello stesso anno partecipa a Dokumenta I di Kassel.
Muore a Singenhonentwiel nel 1969.
TRE DONNE
Questo dipinto può essere considerato una parodia caricaturale delle Tre Grazie. Dix deforma le dimensioni dei corpi,toglie loro ogni erotismo e ce le fa apparire disgustose e ripugnanti: una eccessivamente magra,quasi scheletrica,una obesa, con le vene varicose alle gambe, l’altra flaccida e sformata. Anche i loro volti hanno delle smorfie esagerate, che le fanno sembrare delle maschere grottesche. Agli occhi dell’artista le tre prostitute, rappresentano la Germania di quegli anni , corrotta, priva di morale e di valori. Esse incarnano il male ed il vizio,simbolicamente espresso nel bracciale a forma di serpente, che la donna inginocchiata tiene all’avambraccio sinistro. Stilisticamente la tela è un ottimo esempio del realismo crudo e meticoloso del gruppo NUOVA OGGETTIVITA’di cui Dix faceva parte.
MOSTRE CONSIGLIATE
Incontri di Archeologia
fino al 16 maggio 2009
Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Antiquarium di Boscoreale, Rione Terra di Pozzuoli
A cura di Serena Staiano
INTRODUZIONE
È negli anni sessanta che nasce e si sviluppa,negli Stati Uniti, un nuovo e assoluto tipo di arte. La sua caratteristica è quella di rivolgere la propria attenzione a tutto ciò che è più usuale, ovvero agli oggetti, ai miti e ai linguaggi della società consumistica di quegli anni. Appellativo di quest’arte è quello di “popolare”, ma non va intesa come del popolo o per il popolo, bensì un’arte che si basa sull’universo del quotidiano,su tutto ciò che è “di massa” e che è più nota al popolo stesso. Il linguaggio della POP-ART sembra quasi un messaggio pubblicitario, così ad esempio il marchio della COCA-COLA , oppure l’immagine della diva del tempo MERILYN MONROE diventano icone di un’arte contemporanea. L’ artista “popolare” quindi interviene modificando e manipolando soggetti già fabbricati a scopo pubblicitario ed industriale.
Un esponente di quest’arte fu Claes Oldenburg il quale afferma:
“Sono per un ‘arte che tragga le sue forme direttamente dalla vita, che si intrecci e si espanda[…] e sia pesante e grossolana, insipida dolce e stupida come la vita stessa”.
Altro elemento consumistico a cui Oldenburg fa riferimento è il cibo. In un paese ipernutrito, ecco che il cibo assume valore non tanto più da un punto di vista nutrizionale bensì per la sua forma , per il suo modo di presentarsi, per i suoi colori, quindi l’alimento non più visto come necessità ma come bene di consumo. Famose sono le sue strane sculture morbide che rappresentano proprio il metodo di deformazione e manipolazione di oggetti banali.
ANDY WARHOL
O meglio Andrew Warhola ,rappresenta pienamente l’ideologia degli artisti POP e ,degli americani in genere, ovvero l’idea consumistica. Nasce in Pennsylvania nel 1930, segue studi più o meno regolari al Carnegie Institute of Technology di Pittsburgh, maturando un acceso interesse per la grafica pubblicitaria e il disegno industriale, ma anche per il teatro; tanto che nel 1965 lascerà la pittura per il cinema, producendo vari films assieme alla sua Factory (fattoria),ovvero il suo laboratorio di sperimentazione artistica. Il suo ritorno all’arte avverrà solo nel 1972, anche se delegherà i suoi giovani collaboratori della Factory, che daranno vita a centinaia di copie dei lavori originali del maestro solo modificando sfondi e colori grazie alla tecnica della serigrafia . La tecnica usata da Warhol è quella del riporto fotografico, con violenti colori, che dissacrava il concetto di unicità dell’opera d’arte, creando un procedimento artistico meccanico . Warhol non vuole creare oggetti unici, come le opere d’arte tradizionali. Secondo lui le immagini sono prodotti in cui non si deve riconoscere la mano dell’artista. Con un procedimento misto di fotografia, serigrafia e pittura, dalla Factory escono opere create a più mani, la cui caratteristica più evidente è la ripetitività: lo stesso oggetto era ripetuto con infinite varianti di colore. Un esempio sono le famose Marilyn Monroe e i Fiori, che fanno parte quasi di una catena ripetitiva, che apparentemente appiattisce tutto , ma che, in realtà, lascia immagini di grande forza espressiva. Warhol morirà nel 1987.
Dice Warhol:
Amo Napoli perché mi ricorda New York [...] Napoli c'è anche il pesce migliore, la migliore pastasciutta ed il vino migliore. Cos'altro potrei aggiungere?
A cura di Serena Staiano
Jackson Pollock: Action painting, tra gesto e materia
Introduzione
Scrive Pollock: “Io dipingo per terra ma non è una cosa anomala. Gli orientali lo facevano. Il colore che uso è quasi sempre liquido e molto fluido. Utilizzo i pennelli più come bastoni che come veri pennelli. Il pennello non tocca quasi mai la superficie della tela ,resta al di sopra”.
L’arte di Pollock, come quella di molti artisti di quel periodo,nasce da una profonda crisi morale ,politica ed ideologica. In Europa, la risposta a tale crisi è l’arte informale,ovvero negare tutto ciò che è riconducibile alla forma sia figurativa che astratta, dando invece valore all’atto stesso della creazione, ma soprattutto alla materia usata. Contemporaneamente, anzi forse anche più precocemente in America si sviluppa la cosiddetta “pittura d’azione” o “Action Paintining" di cui Pollock fu il maggiore esponente, si tratta dell’arte dell’incomunicabilità o meglio del tentativo di comunicare di nuovo solo in un modo un po’ meno decifrabile.
La vita
Studia a Los Angeles dal 1925 al 1929,poi si trasferisce a New York,dove segue i corsi di Thomas Hart Benton. Fin dall’inizio risente molto del fascino dell’arte messicana e degli indiani d’America,nel 1937 Pollock è già affetto dall’alcolismo e deve sottoporsi a cure psicoanalitiche. Dal 1938 al 1942 lavora per il Federal Arts Project. La sua prima mostra importante è nel 1939, alla galleria McMillar di New York, ma solo dopo il 1942 comincia ad essere considerato dalla critica. Firma un contratto di cinque anni con Peggy Guggenheim,che gli allestisce varie esposizioni personali,poi, nel 1946 comincia ad usare la tecnica del dripping e diventa una delle guide fondamentali dell’ Action Painting, fino al1956, quando muore in un incidente automobilistico.
Pali blu
È forse in questa opera che si ha una vera idea di cosa sia il dripping: lavorando concitatamente attorno alla tela disposta per terra,Pollock la schizza con batuffoli di cotone,con pennelli da verniciatore e con pezzi di legno; poi vi cola fili sottili di colore che ,a seconda del movimento della mano, si distribuiscono o si addensano creando zone di maggiore o minore concentrazione. Ne nasce un labirinto di segni-colore dove ognuno può immaginare ciò che vuole. I pali blu corrispondono agli otto segmenti variamente inclinati che percorrono il dipinto. Forse gli ultimi residui geometrici,intorno ai quali c’è il caos delle gocciolature. È la testimonianza più tragica del tormento di pollock,l’eterno ribelle che amava ripetere: “ ogni buon artista dipinge solo ciò che è”.
Mostre in bacheca
· Caserta Palazzo Reale
La donna, il paesaggio e l’impressione
(dipinti dei musei civici di Pavia tra ottocento e novecento)
Fino al 29 marzo 2009
A cura di Serena Staiano
Introduzione
Caratteristica di Magritte è la “non coerenza” delle sue rappresentazioni,il senso di spaesamento difronte ad una sua opera introducendo oggetti completamente diversi tra di loro in luoghi inusuali, cioè decontestualizzati.Magritte si diverte a giocare con i nostri sensi,togliendo alle cose le proprie qualità di peso, così ad esempio una roccia si trova a fluttuare nel celo accanto ad una nuvola(La battaglia delle Argonne),oppure in un altro dipinto dove una tuba in riva al mare stà andando in fiamme (La bella prigioniera).Con Magritte è quindi impossibile immaginare contesti reali,è invece facile abbandonarsi alla fantasia di mondi impossibili ma affascinanti.
La vita
Studia all’accademia di Belle Arti di Bruxelles e lavora inizialmente come disegnatore pubblicitario. Nel 1923 rimane influenzato dalle opere metafisiche di De Chirico e l’anno seguente partecipa alle attività del grupposurrealista belga,di cui diventa ben presto capofila. Nel 1927 si reca in Francia e lavora con Arp,Mirò ed Eluard,il quale gli presenta Dalì. Nel 1930 ritorna definitivamente a Bruxelles e nei decenni successivi sviluppa le varie tematiche del surrealismo.Muore improvvisamente a Bruxelles il 15 agosto del 1967
L’uso della parola I
È il titolo dell’opera realizzata nel 1928-29; questa rappresenta una pipa, con al di sotto una scritta “Ceci n’est pas une pipe”- “Questo non è una pipa”. Scopo dell’opera è riflettere, ovvero capire la differenza fra l’oggetto reale cioè la pipa e la sua rappresentazione ovvero la pipa dipinta. La pipa e la sua rappresentazione non sono la stessa cosa,è infatti ovvio che nessuno potrebbe fumare una pipa dipinta e quindi non hanno neanche la stessa funzione
Afferma Magritte:
L’immagine dipinta è da un lato: la descrizione del mondo visibile modificato da una maniera di pensare; ovvero, d’altra parte, l’immagine dipinta è la descrizione del mondo visibile compreso in modo spontaneo.In nessun caso si deve confondere l’immagine dipinta con la cosa rappresentata: l’immagine pittorica di una fetta di pane imburrata non è sicuramente una fetta di pane imburrata, né una fetta finta.
LE MOSTRE CONSIGLIATE :
30 Gennaio 2009 - 28 Marzo 2009 La mutabilità del passato è il dogma centrale Galleria Nobilissima - Napoli (Napoli)
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20 Febbraio 2009 - 06 Marzo 2009 |
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Silvia Rea - Volti e Risvolti |
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Via Toledo 272 - Napoli (Napoli)
A cura di Serena Staiano |
Introduzione
“Viva la Vida” è forse l’inno della sua vita, che pronunciò otto giorni prima di morire. È stata la più grande artista latinoamericana, spesso sottovalutata,perché messa in ombra dalla figura di suo marito,anche lui grande artista,Diego Rivera. La sua fu una vita segnata da un lungo calvario di dolore,sofferenza fisica e disperazione, che però non le ha impedito di vivere con coraggio tutte le esperienze della sua vita.
La vita
Sua madre è messicana,suo padre tedesco. Nel 1913 contrae la poliomelite,nel 1925 è vittima di un incidente in autobus che le provoca gravi lesioni permanenti alle gambe. Durante la convalescenza inizia a dipingere,ispirandosi all’arte popolare degli ex-voto messicani. Nel 1929 sposa Diego Rivera e condivide le sue passioni rivoluzionarie. Vivono per tre anni a New York e Detroit,poi tornano in Messico. Nel 1939 divorziano,ma un anno dopo si risposano. Nel 1938 Kahlo incontra Breton e si avvicina alle tematiche dei surrealisti, con cui espone nel 1939 a Parigi. Qui conosce Duchamp ,Picasso e Kandinskij, la cui influenza arricchisce le sue ultime opere.
Ciò che l’acqua mi diede
Opera realizzata nel 1938, è ritenuta tra le sue più complesse e allucinate. La composizione degli oggetti nel dipinto è simile a quella di una natura morta, soggetto caro a Frida, forse per i lunghi periodi di immobilità forzata e dunque per la dimestichezza con gli oggetti del quotidiano. Osservando i suoi quadri si ha spesso la sensazione che abbia dipinto stando addosso agli oggetti, premendo gli occhi e il naso contro le cose. L'effetto è una visione deforme e ingigantita, quasi onirica. Le fantasie e le allucinazioni dell’artita si esprimono senza freni nel dipinto. In una sorta di fantasticheria al momento del bagno,immagini di morte,sofferenza e sessualità gallegiano sulla superfice dell’acqua. Come molti suoi dipinti si tratta di una forma di autoritratto,in cui la Kahlo dipinge le proprie gambe dal punto di vista di chi stà nella vasca,mostrando il piede deforme con un dito rotto. Il quadro ,considerato la sua opera più surrealista è anche la più complessa,con una moltitudine di minuti e irrazionali dettagli.
Vorrei inoltre informare chi fosse interessato di alcune mostre:
Dal 15 febbraio al 15 marzo
Via Diomede 8 Pompei
Dal 11 febbraio al 9 marzo
“La Mediterranea arte” via Carlo de Cesare 60-NA
Dal 28 marzo al 5 luglio
Museo Pignatelli-NA
A cura di Serena Staiano
George Grosz: pittura di denuncia ad una società malsana
Introduzione
Argomento, purtroppo ,sempre attuale è quello del disinteresse o del falso perbenismo della classe dirigente verso le persone più disagiate. Questo universo di vita era, per di più, rappresentato da Grosz in sembianze e situazioni caricaturali,avvalorate da straordinaria abilità grafica e incisiva dimensione satirica.
La vita
Studia a Dresda e a Berlino e comincia a disegnare caricature e vignette satiriche . Nel 1918 partecipa alla fondazione del movimento Dada berlinese. I suoi dipinti sono apprezzati dalla critica , ma suscitano l’indignazione dei militari e dei nazisti, per i suoi contenuti polemici e ironici. Nel 1932 si traferisce negli Stati Uniti, mentre in Germania le sue opere vengono inserite nella mostra”Arte Degenerata”, rimosse dai musei e distrutte.Nel 1959 torna a Berlino, dove viene eletto membro della Akademie der Kunste e dove dipinge fino alla morte.
Giornata grigia
Durante la prima guerra mondiale Grosz viene richiamato alle armi,ma è congedato per gravi disturbi nervosi.Questa infelice esperienza rafforza in lui l’avversione per la borghesia,che considera colpevole dei mali che affliggono la Germania e che diventa il bersaglio preferito di quasi tutte le sue opere satiriche degli anni Venti. Il sottotitolo di questo dipinto è sarcastico:”Funzionario municipale incaricato dell’assistenza ai mutilati di guerra”. Il personaggio è ridotto ad una grottesca caricatura: impettito e fiero della sua posizione sociale ed economica,volta le spalle al mutilato,di cui invece dovrebbe preoccuparsi. Il suo ottuso disinteresse è visivamente espresso dal muro di mattoni che li divide, mentre i toni freddi e le geometrie dello sfondo sono usati dall’artista per accentuare l’atmosfera di triste desolazione e per meglio esprimere il suo risentimento e la sua accorata critica sociale.
Appuntamento con l'arte: gli artisti e le loro opere senza tempo,espressioni di vita, sentimenti e senzazioni. Questa nuova rubrica vi farà entrare in un mondo dove passato e presente sono spesso in simbiosi, dove gli artisti imprimono con la loro arte il tempo rendendolo sempre attuale. Sarò forse un po' di parte,questa volta, presentandovi un 'artista femminile del secolo scorso.
Tamara de Lempica(Varsavia 1898-Guernavaca1980)
Giovanissima, sposa il russo Tadeusz Lempicki(da cui il suo pseudonimo).Dopo aver studiato all'accademia di Belle Arti di San Pietroburgo ,nel 1915 va a Parigi , dove diventa allieva di Maurice Denis e Andrè Lhote.Diventa la grande ritrattista del mondo parigino, con una tecnica particolare , che unisce Art Decò ,neocubismo e classicismo, arricchita da una notevole carica di vitalità e sensualità .
Nel 1930 si trasferisce negli Stati uniti, anche se continua ad esporre con successo in Europa, soprattutto a Parigi.Una delle sue opere del 1930 è:
Ritratto di Ira Perrot
L'artista ritrae l'amica con un abito di raso bianco molto aderente,che modella il suo corpo in maniera seducente.Lo scialle rosso richiama il colore intenso del rossetto e dello smalto sulle unghie, mentre le sue mani,dalle lunghe dita,accarezza delicatamente un mazzo di calle, anch 'esse evidente simbolo di sensualità. Il punto di vista abbassato e l'accentuata torsione del busto le infondono una solida monumentalità,quasi scultorea.Il suo corpo è leggermente proteso in avanti,senza pudore ,verso lo spettatore,al contrario del suo sguardo sfuggente,rivolto verso un punto indefinito alla sua sinistra.In questo modo la pittrice da al parsonaggio un' espressione pensierosa e misteriosa, che la rende ancor più attraente.
A cura di Serena Staiano